stati uniti imposta minima
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L’imposta minima sulle società sviluppata degli americani e proposta questa settimana nella legge di spesa del Congresso non renderebbe gli Stati Uniti conformi all’ accordo negoziato in ambito OCSE da 137 Paesi per l’introduzione della cosiddetta “imposta minima globale”.

Sebbene entrambe le imposte abbiano la stessa aliquota (15%), si tratta normative differenti che si applicano in modo diverso alle società.

Se approvato, il disegno di legge lascerà gli Stati Uniti senza un percorso per implementare l’accordo implementato in ambito OCSE nell’ottobre 2021.

Per conformarsi, il Tesoro dovrebbe aumentare l’attuale imposta minima sulle società d’oltreoceano, nota come “GILTI“, dal 10,5% al 15% – una mossa osteggiata dai repubblicani.

Il presidente Joe Biden, democratico, sostiene la proposta di legge, che rispetterebbe la promessa fatta in campagna elettorale di far pagare alle società statunitensi una percentuale maggiore rispetto a quella in calo del bilancio federale a cui contribuiscono dagli anni Quaranta.

La tassa finanzierà il disegno di legge dei Democratici sul cambiamento climatico e sui farmaci da prescrizione, ridotto a 430 miliardi di dollari. Ma i legislatori, gli assistenti del Congresso e gli esperti fiscali sostengono che non servirà a mettere il Paese in regola con la tassa minima globale. Anche il Tesoro statunitense ha riconosciuto la necessità di ulteriori misure di conformità.

La proposta di un’imposta nazionale del 15% sul “reddito contabile” riguarda le società con almeno 1 miliardo di dollari all’anno.

Di conseguenza, la sua adozione negli Stati Uniti non porta le norme in linea con l’architettura dell’imposta minima globale incarnata nel secondo pilastro della proposta dell’OCSE.

Una distinzione chiave nella proposta di legge americana è rappresentata dalle agevolazioni per alcuni crediti d’imposta per le imprese, come quelli per la ricerca e lo sviluppo e altri investimenti, a differenza del piano di tassazione OCSE.

Il Segretario al Tesoro statunitense Janet Yellen, che l’anno scorso è stata la forza trainante dell’accordo sulla tassa minima globale del 15% e ha convinto i Paesi che non l’hanno approvata a sostenerla, non rinuncerà all’implementazione negli Stati Uniti.

La Yellen ha dichiarato che avrebbe cercato ogni opportunità per far entrare in vigore la tassa minima globale sulle imprese, che ha contribuito a negoziare. 

Secondo la Yellen, se altri Paesi procedessero con il piano di tassazione minima, sarebbero in grado di riscuotere dalle società statunitensi tasse aggiuntive “sottraendole” al Tesoro;  implementando invece l’accordo queste rimarrebbero in USA.

Di Andy

International Tax Planner and Offshore Services Provider.