frode carosello iva
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Il 29 novembre la Procura europea, in collaborazione con le forze dell’ordine di 14 Stati membri dell’UE, ha effettuato misure investigative simultanee, tra cui più di 200 perquisizioni, in relazione a un complesso schema di frode all’IVA basato sulla vendita di prodotti elettronici. 

L’azione si è svolta simultaneamente in Belgio, Cipro, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Romania, Slovacchia, Spagna e Ungheria. 

Nell’ambito di questa operazione, il 12 e 13 ottobre 2022 erano già state condotte perquisizioni in Cechia, Ungheria, Italia, Paesi Bassi, Slovacchia e Svezia. 

Nell’aprile 2021, l’Autorità fiscale portoghese di Coimbra stava indagando su una società che vendeva telefoni cellulari, tablet, auricolari e altri dispositivi elettronici, per sospetta frode all’IVA. Quando l’EPPO ha iniziato a operare nel giugno 2021, in linea con i propri obblighi legali, le autorità portoghesi hanno segnalato il caso alla neonata Procura europea.  

Da un punto di vista nazionale, sulla base dell’indagine amministrativa, la fatturazione e le dichiarazioni fiscali sembravano in regola. Tuttavia, i procuratori delegati europei portoghesi hanno deciso di indagare ulteriormente. Lavorando insieme a livello trans-frontaliero, i procuratori europei, i procuratori delegati europei, gli analisti di frodi finanziarie dell’EPPO e i rappresentanti di Europol e delle autorità nazionali preposte all’applicazione della legge hanno gradualmente stabilito i collegamenti tra la società sospettata in Portogallo e quasi 9.000 altre entità giuridiche e più di 600 persone fisiche situate in diversi Paesi. 

Diciotto mesi dopo aver ricevuto la segnalazione iniziale, l’EPPO sta ora smascherando quella che si ritiene essere la più grande frode carosello dell’IVA mai indagata nell’UE.  

Le attività criminali sono diffuse in tutti i 22 Stati membri dell’EPPO, oltre che in Ungheria, Irlanda, Svezia e Polonia, e in paesi terzi come Albania, Cina, Mauritius, Serbia, Singapore, Svizzera, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Stati Uniti.  

Al di là dell’entità (stimata in 2.2.miliardi di euro), ciò che contraddistingue questa frode carosello dell’IVA è la straordinaria complessità della catena di società. 

Dalle aziende che agiscono come fornitori e che chiedono il rimborso dell’IVA alle autorità fiscali nazionali mentre vendono questi dispositivi online a singoli clienti – e successivamente incanalano i proventi di queste vendite offshore, prima di sparire a loro volta – a quelle che riciclano i proventi di questa attività criminale.  

Queste attività non sarebbero possibili senza il coinvolgimento di diversi gruppi di criminalità organizzata altamente qualificati, ognuno dei quali ha ruoli specifici nello schema generale. Lavorando a livello transnazionale, quasi con una logica industriale, hanno evitato per anni di essere scoperti. 

Secondo le ultime stime di Europol, la frode carosello dell’IVA, o frode MTIC (Missing Trader Intra-Community), è il crimine più redditizio dell’UE, con un costo annuale di circa 50 miliardi di euro di perdite fiscali per gli Stati membri. 

Trans-frontaliero per definizione, quando raggiunge un livello di complessità paragonabile a quello dell’operazione Admiral, questo tipo di frode è quasi impossibile da scoprire da una prospettiva puramente nazionale.  

Utilizzando il sistema centrale di gestione dei casi dell’EPPO, l’accesso alle banche dati nazionali ed europee, con il supporto della capacità analitica e investigativa dell’Ufficio centrale dell’EPPO, nonché di Europol e delle forze dell’ordine nazionali, i procuratori europei sono stati in grado di progettare e attuare un approccio investigativo comune a un’intera rete di gruppi di criminalità organizzata. 

Questa indagine avrà non poche ripercussioni nel commercio di prodotti elettronici all’interno del mercato europeo. Tolta la rete di 9.000 entità giuridiche direttamente collegate al gruppo criminale, rimarranno comunque migliaia di altre entità, piccoli negozi, indirettamente collegati. 

Gli stessi piccoli negozianti, ne risponderanno. Le normative europee – e la normativa italiana nello specifico – sono molto chiare a riguardo: è responsabilità dell’imprenditore usare la giusta diligenza nella scelta di fornitori, effettuando adeguate verifiche e sopratutto dubitando della bontà di prezzi eccessivamente convenienti rispetto alla media del mercato. 

E’ per questo fondamentale per le aziende che operano a livello internazionale dotarsi di adeguati strumenti e procedure per evitare di entrare in attività potenzialmente fraudolente. 

Di Andy

International Tax Planner and Offshore Services Provider.