Emirati Arabi Uniti Qatar
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Il Qatar è il miglior paese in cui risiedere per chi desidera pagare meno tasse e godere del miglior rapporto qualità/costo della vita, è quanto emerge da un’analisi di 20 centri finanziari internazionali.

Con un reddito medio mensile di 4.246,83 dollari, accoppiato con un massimo del 10 per cento pagabile sull’imposta sul reddito personale e sulle plusvalenze, e un costo medio mensile della vita per una persona sola di 850 dollari, escluso l’affitto, lo stato del Golfo è il “luogo perfetto per vivere”, secondo i ricercatori di Merchant Machine, che hanno dato al paese il più alto punteggio complessivo (9.16) per il suo regime fiscale.

Le Isole Cayman, un territorio britannico d’oltremare, sono al secondo posto.

A differenza del Qatar, i residenti non pagano tasse personali, ma se il reddito medio mensile è leggermente inferiore, il costo della vita significativamente più alto.

Il rapporto ha dato alle Isole Cayman un punteggio di 9,10, tenendo conto del salario medio mensile di 3.800 dollari, e il costo della vita per una persona sola a 1.500 dollari al mese, escluso l’affitto.

Le Isole Vergini Britanniche sono terze nella lista con un punteggio complessivo di 9,02. Il salario medio mensile è di 1.800 dollari e il costo della vita mensile di 830 dollari.

La social security è del 4 per cento, e la tassa sulla proprietà dell’1,5 per cento.

Nella stesura del rapporto i ricercatori hanno selezionato i primi 12 paesi dal Corporate Tax Haven Index 2021 e hanno aggiunto altri otto paesi che sono considerati paradisi fiscali individuali. Hanno classificato tutti i 20 paesi in nove categorie ed hanno poi hanno trovato la media di tutte le categorie per creare un punteggio complessivo.

Il rapporto non va preso alla lettera, includendo costi (ad esempio la social security) che in caso di investitori/imprenditori non si calcolano, come nel caso del 15% assegnato agli Emirati Arabi Uniti.

Rivedendo la classifica, “ripulita” da dati non di nostro interesse, gli Emirati Arabi Uniti si piazzano quindi al primo posto con un reddito medio di 5.250 dollari ed un costo della vita pari a 830 dollari, affitto escluso.

Ovviamente non basta assegnare un punteggio e valutare semplicemente il costo della vita e l’aliquota fiscale per stabilire la bontà o meno di un paese.

La facilità nel condurre gli affari, la stabilità normativa e politica, la bassa criminalità, i rapidi collegamenti di trasporto, la buona istruzione e l’assistenza sanitaria, i servizi sociali e la qualità della vita entrano nel mix da valutare quando si sceglie dove trasferirsi.

Gli ultimi due anni hanno visto alcune giurisdizioni, come Hong Kong, adottare severe politiche “zero-COVID” che contrastano con approcci liberali come quelli di Dubai e della Svizzera.

Altre considerazioni fiscali quando si decide dove de-localizzare includono il capital gain e le imposte di successione e di donazione.

La ricerca di Merchant Machine ha scoperto che l’Irlanda preleva tra il 33% e il 40% per il capital gain, rendendola il posto più costoso per questo tipo di tassa. Cipro, il 20%, mentre nel Regno Unito varia dal 10% al 28%.

In 13 dei 20 paesi che Merchant Machine ha analizzato, la tassa di successione, pagabile sul patrimonio di una persona deceduta, non esiste. Tuttavia, per gli altri otto, varia dal 5 per cento al 55 per cento, con la Svizzera che ha la percentuale più alta.

Nel Regno Unito l’aliquota standard dell’imposta di successione è del 40%. Tuttavia, non è pagabile se il valore di un patrimonio è inferiore alla soglia di £325.000 o se il testatore lascia tutto ciò che supera la soglia di £325.000 al coniuge, al partner civile, a un ente di beneficenza o a un club sportivo amatoriale.

Di Andy

International Tax Planner and Offshore Services Provider.