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Black List non equivale a paradiso fiscale.

I membri del Parlamento europeo hanno avuto un’audizione con Lyudmila Petkova, la presidente del gruppo del Codice di condotta dell’UE,  sul tema di come riformare sia gruppo che i criteri di assegnazione della black list.

A gennaio i parlamentari dell’UE hanno approvato una risoluzione che chiedeva di usare criteri più severi affinché giurisdizioni come le Isole Cayman fossero incluse nella lista.

Petkova ha spiegato come alcuni paesi che sono spesso considerati paradisi fiscali non sono sulla lista dell’UE a causa dei criteri utilizzati.

“La lista dell’UE non è una lista di paradisi fiscali”, ha precisato, spiegando che è una lista di paesi che non sono cooperativi a fini fiscali.

Petkova ha difeso i risultati del Gruppo del Codice di condotta affermando che è stata stabilita una cooperazione costruttiva con i paesi non UE e ha confermato un impatto generale positivo sulla maggior parte delle giurisdizioni interessate.

Il Gruppo del Codice di condotta è stato creato nel 1998 come parte dell’impegno politico degli stati membri dell’UE per valutare i regimi fiscali preferenziali potenzialmente dannosi e per affrontare la concorrenza fiscale nell’UE.

La sua attività si è estesa nel tempo per promuovere la buona governance fiscale oltre i confini dell’Unione.

Questo include l’istituzione nel 2016 di una lista di giurisdizioni non cooperative a fini fiscali da parte del Consiglio dell’UE.

Dalla creazione del Gruppo più di 130 regimi fiscali preferenziali sono stati modificati o aboliti, 27 paesi hanno aderito alla Convenzione multilaterale dell’OCSE sulla mutua assistenza amministrativa in materia fiscale e altri 13 paesi hanno aderito al quadro inclusivo dell’OCSE sul BEPS.

Paul Tang, il presidente della sottocommissione per le questioni fiscali, ha chiarito che l’audizione mirava ad approfondire le preoccupazioni sollevate dal Parlamento europeo nella sua risoluzione di gennaio e ad aumentare la trasparenza del gruppo del Codice di condotta.

Nella risoluzione, i deputati hanno chiesto un ampliamento del criterio di equità fiscale al di là delle aliquote fiscali preferenziali e hanno messo in dubbio che un organismo informale come il Gruppo del Codice di condotta sia adatto ad aggiornare la black list.

La risoluzione chiede inoltre che il processo di inserimento nella lista sia formalizzato attraverso uno strumento giuridicamente vincolante entro la fine del 2021.

Petkova ha poi aggiunto che gli stati membri dell’UE stanno considerando di ampliare i criteri per prendere in considerazione il modo in cui i sistemi fiscali incoraggiano le aziende a spostare i loro profitti dall’UE.

Utilizzare una società a bassa tassazione, registrata in un paradiso fiscale, non significa quindi necessariamente finire in black list. Per questo non tutti i Paesi offshore fanno al caso nostro. 

Le giurisdizioni attualmente in black list sono quelle il cui livello di controllo e legalità è molto basso. Nello specifico vi rientrano giurisdizioni in cui il mancato pagamento delle imposte non si traduce in sanzioni, o dove manchi una legislazione per combattere il riciclaggio o il finanziamento al terrorismo.

Attualmente in questa lista troviamo :

  • Samoa americane
  • Anguilla
  • Dominica
  • Figi
  • Guam
  • Palau
  • Panama
  • Samoa
  • Trinidad e Tobago
  • Isole Vergini Americane (USVI)
  • Vanuatu
  • Seychelles

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Di Andy

International Tax Planner and Offshore Services Provider.